Un premio per la ricerca sui meccanismi alla base delle malattie respiratorie croniche, bandito dall’European Respiratory Society (ERS) con il sostegno della Fondazione Chiesi.
Una nuova ricerca migliora la comprensione delle infiammazioni respiratorie associate al cancro dei polmoni
Vienna, 15 settembre 2009 –
Circa la metà dei pazienti affetti da tumore polmonare con metastasi sviluppa un versamento pleurico maligno (VPM) – una condizione dolorosa e debilitante che riduce notevolmente la loro qualità di vita. Si stima che ogni anno circa 2 milioni di pazienti in tutto il mondo sviluppino il VPM e le opzioni di trattamento esistenti sono al momento insoddisfacenti. Lo studio presentato oggi dal ricercatore greco Georgios Stathopolous al 19º Congresso Annuale dell’European Respiratory Society (ERS) indica che in futuro potrebbe essere possibile curare o addirittura prevenire l’accumulo di fluido patologico nella cavità pleurica, evitando così ai pazienti la necessità di trattamenti invasivi e il disagio che ne deriva.
Grazie a questo studio il dottor Stathopolous è stato insignito del Premio Maurizio Vignola per l’Innovazione in Pneumologia 2009, un riconoscimento di 20.000 euro erogato dalla Fondazione Chiesi a ricercatori per i loro studi innovativi nell’area della medicina respiratoria.
Stathopolous ha svolto la sua ricerca presso il Department of Critical Care and Pulmonary Disease della Facoltà di Medicina e Chirurgia presso l’Università Nazionale e di Capodistria di Atene, Grecia. Inoltre sta proseguendo con ulteriori ricerche sul tema in qualità di visiting research assistant presso la Divisione polmonare, allergica e di critical care alla Facoltà di Medicina presso l’Università di Vanderbilt a Nashville (Stati Uniti).
“L’European Respiratory Society ha scelto il dottor Stathopolous dopo aver letto la sua pubblicazione sul Journal of the National Cancer Institute”, afferma il professor Jorrit Gerritsen, presidente dell’ERS. “Questa ricerca è un eccellente esempio di soluzione innovativa ad una condizione di grande sofferenza nei pazienti. Il Premio Maurizio Vignola si propone di favorire un simile approccio. Ora più che mai, abbiamo bisogno di questi tipi di riconoscimenti per portare avanti la ricerca scientifica”.
Intervenendo ad un seminario dal titolo “Nuove aspetti delle infiammazioni respiratorie associate al cancro del polmone”, Stathopolous ha spiegato la logica che sottende la sua ricerca.
“L’infiammazione delle vie respiratorie, compreso lo sviluppo di versamento pleurico maligno (VPM), accompagna il cancro ai polmoni dagli inizi fino agli stadi avanzati. Abbiamo dimostrato come lo sviluppo di una particolare molecola, la monocyte chemoattractant protein-1 (MCP-1), nelle cellule tumorali polmonari possa portare a una progressione della malattia. Questa e altre recenti scoperte indicano che in futuro potremmo riuscire a modulare l’inarrestabile evoluzione del cancro al polmone e di altri tumori.”
Collocando il lavoro di Stathopolous in un contesto più ampio, il professor Leonardo Fabbri dell’Università di Modena e Reggio Emilia, presidente uscente dell’European Respiratory Society, ha sottolineato l’urgente bisogno di nuovi approcci al trattamento di pazienti con infiammazioni delle vie respiratorie associate al cancro ai polmoni.
“Il cancro al polmone è tra le prime tre cause di decessi per tumore in Europa e grava quindi su tutto il continente. La scoperta di nuovi approcci che impediscano lo sviluppo di comorbilità quali il VPM potrebbe contribuire ad aumentare in modo notevole i tassi di sopravvivenza dei pazienti e a migliorare la loro qualità di vita.”
Arnaud Scherpereel, professore di Medicina Respiratoria presso il Dipartimento di Pneumologia e Oncologia Toracica all’Università di Lille, Francia, nonché presidente del gruppo di lavoro dell’ERS sui tumori maligni della pleura e del mediastino, ha illustrato gli effetti che il VPM ha sui pazienti affetti da cancro al polmone e sui loro familiari.
“Le attuali alternative terapeutiche sono orientate al trattamento del tumore primario, al drenaggio del liquido pleurico o all’introduzione di farmaci o cateteri nella cavità pleurica”, afferma Scherpereel. “Questi metodi sono invasivi e provocano spesso disagio o ricovero ospedaliero del paziente. Soprattutto, le opzioni attuali sono efficaci per una minoranza di pazienti e lasciano molti di loro senza cura. È per questo che abbiamo un urgente bisogno di nuove opportunità di trattamento del VPM per rispondere a queste necessità terapeutiche tutt’ora prive di risposta”.
