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Un importante traguardo per Chiesi Foundation

Burkina Faso - Durante un esame di controllo, all’ottavo mese di gravidanza, Kalira Batta scopre di aspettare due gemelli. La sorprendono le contrazioni e il travaglio ha inizio, ma il centro sanitario più vicino al suo villaggio, il centro medico con antenna chirurgica di Pô, non è sufficientemente attrezzato per gestire un parto gemellare di due piccoli prematuri. Kalira viene così indirizzata alle strutture sanitarie della capitale, Ouagadougou, a 155 km di distanza. La città, tuttavia, è troppo distante ed i piccoli nascono nel tragitto: 700 grammi uno e poco meno di 1.500 g l’altro.
Parte così la ricerca di incubatrici per proteggere i neonati dall’ipotermia, tra le prime cause di morte dei neonati nelle primissime ora di vita, ma anche allo Yalgado, l’ospedale di riferimento di Ouagadougou, non ci sono incubatrici libere al momento. Kalira e i suoi bambini vengono allora portati al San Camillo (HOSCO), ospedale sostenuto da Chiesi Foundation dal 2010, dove i piccoli vengono accettati nonostante tutte le incubatrici siano impegnate. Per il più piccolo, purtroppo, è troppo tardi. Il fratellino, invece, viene posto in tempo su un materassino riscaldante, poi, la mattina successiva, essendo in condizioni stabili, viene affidato alla mamma e al metodo canguro (Kangaroo Mother Care).
La storia di Kalira, molto comune in Africa, è stata raccontata da una televisione locale burkinabé e rappresenta un traguardo molto importante del lungo lavoro di collaborazione tra la Fondazione Chiesi e l'Ospedale San Camillo per il miglioramento delle cure neonatali nell'ambito del Progetto NEST. L’insegnamento della KMC, infatti, fa parte di un modulo di formazione dedicato allo staff della neonatologia dell'HOSCO sviluppato dalla Fondazione Chiesi in collaborazione con Birthlink. La KMC consiste nel tenere continuativamente il bambino prematuro o di basso peso a contatto pelle a pelle con la mamma, o con un adulto della famiglia, come il padre o la nonna. L’OMS indica la KMC come metodica ideale per l’allevamento dei neonati prematuri o di basso peso nei paesi in via di sviluppo: studi dimostrano che la sua pratica, rispetto alle cure convenzionali, è associata ad una riduzione del 40% della mortalità. Inoltre si è osservato che i neonati prematuri allevati con queste modalità, se paragonati ai neonati di pari età gestazionale allevati in termoculla, acquistano peso più rapidamente, sono meno soggetti a infezioni, presentano meno episodi di apnea e vengono dimessi più rapidamente.
La pratica corretta di questa metodologia, insieme ad un allestimento degli spazi della neonatologia adeguati ad accogliere le mamme affiché possano praticare la KMC per il maggior numero di ore possibili, sono stati obiettivi fondamentali delle attività della Fondazione nel corso dell’ultimo anno. Questo sforzo congiunto ha portato alla predisposizione di una sala dedicata alla KMC all’interno della nuova neonatologia del San Camillo, inaugurata a gennaio 2017.
Il riconoscimento della preparazione dell’Ospedale San Camillo nella gestione delle emergenze neonatali ci riempie di gioia ed è frutto di un lavoro condiviso con lo staff della neonatologia dell’ospedale San Camillo, che ha abbracciato con impegno ed entusiasmo la pratica della KMC ed un percorso più ampio di formazione continua per migliorare la qualità delle cure neonatali. Un impegno tangibile che dà preziosi frutti: la vita. Nel giro di due mesi, il piccolo di Kalira ha raggiunto gradualmente un peso più stabile, raggiungendo i 2.5 kg e guadagnando il nome che la famiglia ha scelto per lui: “colui che rifiuta le ingiustizie”.



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